lunedì 26 settembre 2011

Mali - Festival du Désert

Un viaggio di 12 giorni che parte da Bamak, una suggestiva città contraddistinta da edifici amministrativi in style Neo-Sudanese con un museo che possiede una meravigliosa collezione di interessanti oggetti etnografici, forse il più bello dell'Africa Occidentale.
Qui vive una comunità dei fabbri, specializzati in riciclaggio... attività in cui mostrano una creatività geniale. Per capire quanto la creatività sia di casa da queste parti, basta andare a visitare l'atelier di Malik Sidibe, premiato alla Mostra di Venezia con Leone d’Oro per la carriera., tra i più grandi fotografi africani.
C'è creatività anche tra le vie colorate del mercato centrale che ha l’aria del souk nord africano. Un'aria differente pervade l'atmosfera...


Segou  fu chiamata “la bianca” poiché i francesi dopo la sua occupazione costruirono innumerevoli abitazioni dipingendole di bianco per distinguerle dalle sontuose abitazioni rosse dei possidenti del regno locale e precedente, proprio per sottolineare il passaggio di potere, per cui “Segou la rossa” di Biton Coulibali divenne “la Bianca” del governatore Fadherbe. La città si stende sulle rive del fiume Niger, lungo la darsena attraccano innumerevoli pinasse, i barconi in legno con il fondo piatto generalmente ricoperti da un tetto in legno e stuoie.Immagini suggestive.
La notte a Djenne e' scandita dalle note di un griot: il cantastorie che da una generazione all’altra trasmette fatti e leggende delle corti reali e delle famiglie. Lo stile usato lo configura come antecedente del rap moderno: un fraseggiare a metà strada tra il melodico ed il parlato, mentre la sua chitarra a tre corde scandisce ritmi quasi ipnotici.

Djenne, la più bella ed intatta delle città carovaniere a sud del Sahara. La sua architettura in stile sudanese risale al XIV secolo.
L’armonia plastica dell’architettura sudanese ha colpito gli europei fin dalle prime esplorazioni. Forse è la piu' nota delle località urbane di quesya parte di mondo.
I palazzi a più piani delle importanti famiglie che controllavano i commerci sahariani, le scuole coraniche, la moschea, che è anche il più grande edificio d’argilla nel mondo, formano un insieme abitato unico, che ha meritato il titolo di Patrimonio dell’Umanità da parte dell’UNESCO.
Camminando tra i vicoli della cittadina, i particolari architettonici attirano gli sguardi: sono il risultato del lavoro dei “barrey”, i muratori di Djenne. Veri e propri artisti, che edificano case avendo come unico strumento le loro mani ed il fango. Conoscenze tecniche e metafisiche si sommano facendo di un barrey un artigiano ma anche un grande iniziato. Le case che costruisce beneficiano delle sue capacità edilizie nonchè della conoscenza di formule magiche, le sole che davvero preserveranno la casa da disgrazie ed incidenti.
Il momento migliore per visitare Djenne é il venerdi, giorno della grande preghiera... per strada le persone indossano il migliore abito rappresentante la propria etnia. All’ uscita della preghiera una folla colorata invade  la grande piazza della moschea creando uno spettacolo ineguagliabile.

E poi si parte per l'escursione di mezza giornata a piedi sulla impervia e rocciosa falesia Dogon alla scoperta di due villaggi abbarbicati a nido d’aquila sui monti.
I Dogon abitano in case di argilla marrone al limite della parete rocciosa; appena sopra di loro, nelle grotte della parete, come in un’immagine speculare, il “villaggio degli spiriti” edificato dai mitici Telem, prima dell’arrivo dei Dogon, in argilla rossastra. Marciando tra ripidi viottoli del “villaggio degli uomini”, scopriremo le case incastonate nella roccia, che non sono che estensioni di caverne. Assaporeremo attimi di vita quotidiana: donne intente a portare acqua, tessitori al loro telaio, anziani che intrecciano corde dalle cortecce di baobab.
Un profondo crepaccio nella roccia ci porterà lungo il sentiero centrale del “villaggio degli spiriti” che percorreremo in silenzio: torri di argilla rossiccia, antichi granai, grotte e necropoli dove solo gli iniziati hanno accesso. I Telem erano un’etnia  pigmoide sparita misteriosamente quattro secoli fa.
Nel pomeriggio l’uscita delle maschere Dogon. Famose per le loro forme, che richiamano dell’arte moderna ed il cubismo, queste maschere rappresentano la vita del villaggio. Danzano in modo particolare all’occasione di funerali, per rendere un ultimo omaggio allo spirito del defunto, e per incoraggiarlo a lasciare il villaggio.

Vi è una grotta maestosamente affrescata con disegni nei classici colori cosmogonici delle popolazioni africane (bianco, rosso e nero) da lì partiremo per ottenere un’esaustiva spiegazione dei riti iniziatici che ogni 4 anni si svolgono in questo anfiteatro naturale.

Mopti, caratterizzata soprattutto dal variopinto porto che ospita i personaggi dell’acqua e del deserto. “Creazione” coloniale, in contrapposizione a Djenne, Mopti ha conquistato negli ultimi decenni l’egemonia come porto fluviale  nella regione del delta interno grazie alla sua abbondanza di pesci. Mopti è anche terminal di barche stracariche di gente, che qui arriva per lo più con pescato e riparte con i beni prodotti dal lavoro agricolo dei Dogon, essenzialmente miglio e cipolle.
Mopti è anche un terminal importante del commercio del sale che comincia a Taudenni (750 km a nord di Timbuctù) e termina a Mopti, prima di spargersi  nel dedalo di strade  e piste dell’Africa Occidentale. Nel porto, presenze atipiche quali gli Arabi di Timbuctù, sono là per  ricordare questo legame tra Mopti ed il sale del deserto.
Inoltre, Mopti è il luogo in cui le barche nascono: legno, chiodi, stracci, corde sono assemblati da mani esperte, per poi essere consegnati a pittori specializzati in disegni scaramantici. Poi, una volta benedette dal marabut, queste imbarcazioni, le famose “pinasse”, sono pronte per salpare su acque poco profonde, ma  a volte agitate dai venti provenienti dal Sahara.

Tra Douentza e  Timbuctù si stende il Gourma una regione particolare di steppe semi-desertiche.
Grazie al fiume Niger che lo circonda a nord e che funge da barriera climatica, il Gourma è un territorio di savana con le dune. In effetti, il Gourma che per la sua latitudine avrebbe dovuto essere un deserto, non lo è a causa del fiume che lo protegge e che, attraverso falde sotterranee, crea numerose pozze.
Nel Gourma incontreremo numerosi accampamenti di nomadi Peul, Tuareg, Bella (ex schiavi).


Il FESTIVAL di Essakane: notti al campo


Il festival di Essakane est un festival unico al mondo, forse l’ultima Woodstock.
Un premio è dato a tutti: artisti che suonano in luoghi in cui gli unici a loro agio sono nomadi e cammelli, pubblico che fa centinaia e centinai di chilometri per assistere all’evento.
Questo Festival più che ogni altro al mondo nasce da un incontro unico tra artisti e spettatori, in cui tutti sono protagonisti dell’avventura.
Per saperne di più leggi il sito ufficiale: http://www.festival-au-desert.org/

3 commenti:

  1. Bellissimo post !

    Dopo un viaggio in Mali sono rimasta affascinata dai tessuti tradizionali dell'area

    Ne ho trovati buoni a poco prezzo su Africanpremier.it

    Dateci un'occhio, sono veramente belli, e lo staff e` carinissimo
    !

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  2. Ci sono stata l'anno scorso e l'ho trovato un posto incantevole.
    Complimenti per i contenuti del blog!
    Sara

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